Nuove linee guida ISS sull’arresto cardiaco: cosa cambia per BLSD, DAE e formazione in azienda
Nel gennaio 2026 sono state pubblicate sul Sistema Nazionale Linee Guida (SNLG) le prime linee guida nazionali, a cura dell’Istituto Superiore di Sanità, dedicate alla gestione dell’arresto cardiaco con indicazioni operative anche fuori dagli ospedali. Per le aziende non è un tema “sanitario” in senso stretto: è un tema di prontezza organizzativa. L’arresto cardiaco può verificarsi in qualsiasi contesto lavorativo e, nelle prime fasi, l’esito dipende spesso dalla capacità delle persone presenti di riconoscere l’evento, attivare i soccorsi e intervenire correttamente in attesa dell’arrivo del 112.
Di seguito un inquadramento operativo: che cosa ha pubblicato l’ISS e perché è rilevante anche sul lavoro, che cosa significa “catena della sopravvivenza”, che cosa deve saper fare un lavoratore formato BLSD e come trasformare la presenza di un DAE in una reale capacità di intervento, attraverso ruoli, procedure e addestramenti periodici.
Che cosa ha pubblicato l’ISS e perché è rilevante anche fuori dagli ospedali?
Le linee guida ISS SNLG sull’arresto cardiaco (area BLS) consolidano raccomandazioni basate sulle evidenze per rendere più omogenei ed efficaci i comportamenti di soccorso nelle primissime fasi dell’emergenza. È proprio questa la parte che riguarda direttamente i luoghi di lavoro: quando l’evento accade, non si “attende” semplicemente l’arrivo dei soccorsi. È la risposta iniziale a determinare la qualità dell’assistenza fino all’intervento avanzato.
In azienda, quindi, la domanda corretta non è solo “abbiamo un presidio?”, ma “il nostro sistema è in grado di reagire in modo ordinato e rapido?”. Questo significa: riconoscere l’arresto cardiaco, attivare correttamente il 112, avviare una RCP di qualità e usare il DAE quando disponibile, senza improvvisazioni e con un minimo coordinamento sul campo.
Che cosa significa “catena della sopravvivenza” e perché i tempi fanno la differenza?
La “catena della sopravvivenza” è la sequenza di azioni che, se attivate senza ritardi, aumenta in modo significativo le possibilità di esito favorevole: riconoscimento e chiamata dei soccorsi, RCP precoce, defibrillazione tempestiva quando indicata e, successivamente, assistenza avanzata.
Nei contesti lavorativi il fattore critico è il tempo. Non basta che un DAE sia presente “in teoria”: se non è facilmente reperibile, se non è chiaro chi lo prende, se non esiste una procedura semplice, se le persone non hanno automatismi, i minuti utili si riducono. La differenza reale la fa l’organizzazione, non il dispositivo in sé.
Perché la formazione BLSD è il modo più concreto per tradurre le linee guida in pratica aziendale?
Le linee guida ribadiscono un punto essenziale: nelle primissime fasi l’intervento di chi è presente può essere determinante. In azienda questo si traduce in un obiettivo pratico: trasformare un principio generale in una capacità operativa verificabile.
La formazione BLSD è lo strumento più concreto per farlo perché costruisce competenze tecniche, un linguaggio comune e una sequenza decisionale condivisa. Inoltre consente di integrare l’intervento sanitario nella gestione delle emergenze aziendali: ruoli, comunicazioni, accessi, gestione dell’area e continuità delle manovre fino all’arrivo dei soccorsi.
Cosa deve saper fare un lavoratore formato BLSD (riconoscimento, allerta, RCP, DAE)?
La competenza BLSD deve essere eseguibile sotto stress, non solo conosciuta. In termini operativi, un lavoratore formato deve essere in grado di:
- riconoscere rapidamente una possibile emergenza (assenza di coscienza e respirazione non normale);
- allertare correttamente il 112 e attivare il supporto interno (richiesta DAE, supporto alla gestione dell’area);
- iniziare una RCP efficace e continua, riducendo al minimo le interruzioni;
- utilizzare il DAE seguendo le istruzioni del dispositivo, garantendo sicurezza e controllo dello scenario;
- gestire il contesto fino all’arrivo dei soccorsi: accessi, informazioni essenziali, continuità delle manovre.
Un elemento spesso sottovalutato è il coordinamento “minimo”: anche in un contesto semplice, qualcuno deve distribuire compiti (chiamata, DAE, gestione dell’area) e mantenere ordinata la sequenza di intervento.
Che differenza c’è tra avere un DAE e saperlo usare bene (organizzazione, ruoli, prove)?
Il DAE è un presidio fondamentale, ma la sua efficacia dipende da come l’azienda lo colloca dentro un sistema. “Avere un DAE” è un requisito materiale; “saperlo usare bene” è una capacità organizzativa che si costruisce nel tempo.
In pratica, la differenza si vede su aspetti molto concreti: dove si trova il DAE e quanto tempo serve a raggiungerlo; se l’accesso è immediato; se la segnaletica è chiara; se esiste una procedura breve e nota; se i ruoli sono coperti anche su turni; se la manutenzione è programmata e verificata; se vengono svolte simulazioni che rendono l’azione “automatica”.
In assenza di questi elementi, il rischio non è solo tecnico: è organizzativo. E in emergenza, l’incertezza organizzativa si traduce in perdita di tempo.
Ogni quanto ha senso fare refresh e retraining per mantenere efficacia operativa?
Le competenze emergenziali, se non esercitate, tendono a ridursi nel tempo. Per questo è opportuno prevedere un mantenimento periodico, calibrato su turnover, presenza di turni, complessità del sito e distanza/tempi di arrivo dei soccorsi.
Nella pratica aziendale funzionano bene modelli “leggeri ma continui”: richiami pratici brevi per mantenere automatismi e tempi, affiancati da sessioni più strutturate di retraining con scenari realistici e verifica della sequenza operativa. Anche simulazioni interne (ad esempio: attivazione, recupero DAE, gestione area, comunicazioni) sono utili perché verificano non solo la tecnica, ma la capacità dell’organizzazione di muoversi in modo coordinato.
Come rendere davvero operativo l’intervento in azienda
Le linee guida ISS richiamano l’importanza della risposta precoce; in azienda, questo si traduce nella necessità di integrare competenze e organizzazione. La formazione BLSD e la disponibilità del DAE producono valore quando sono parte di un sistema di emergenza che definisce ruoli, procedure e modalità di coordinamento.
Per molte aziende, il punto di partenza più immediato è dotare il personale di competenze pratiche su RCP, utilizzo del DAE e gestione delle ostruzioni delle vie aeree. In questo senso, il percorso più coerente è Nozioni di primo soccorso, BLSD e disostruzione, che consente di trasformare le indicazioni operative in abilità concrete e ripetibili.
Queste competenze si integrano poi con l’organizzazione aziendale dell’emergenza sanitaria prevista dalla normativa: il percorso per Addetti al Primo Soccorso consolida ruoli e gestione dell’intervento in azienda, mentre la Gestione delle Emergenze supporta la catena di attivazione e il coordinamento operativo sul campo (procedure, comunicazioni, prove, verifiche).
Fonti legislative e tecniche essenziali
- ISS / SNLG – Linea guida (area BLS) sulla gestione dell’arresto cardiaco
- Corriere della Sera – Arresto cardiaco: pubblicate le prime linee guida nazionali (26/01/2026)
- D.Lgs. 81/2008, Art. 43 – Gestione delle emergenze
- D.M. 388/2003 – Pronto soccorso aziendale
- Legge 4 agosto 2021, n. 116 – Diffusione e utilizzo dei DAE




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