A cura della Dott.ssa Flavia Margaritelli
È lunga la lista dei rischi psicosociali analizzabili sul luogo di lavoro e il technostress è forse quel fattore che appare più intuitivo ma anche il meno valutato.
Per questo motivo risulta particolarmente apprezzabile il documento Inail del 2025 che si propone di arricchire la valutazione dello stress lavoro correlato (SLC) includendo alcuni aspetti legati all’impatto tecnologico.
Proviamo ad analizzarne, per sommi capi, i meriti principali emergenti e le possibili integrazioni ipotizzabili.
Tra i pro, va detto che finalmente si affronta il tema della valutazione dell’innovazione tecnologica nei luoghi di lavoro, perché ha raggiunto un tale livello di diffusione che risulta impensabile sottovalutarne gli effetti sul benessere psicofisico dei lavoratore: dallo smartphone, ampiamente utilizzato alla navigazione sul web, all’utilizzo dei social media, dalla condivisione delle informazioni lavorative, alla postazione in smart working, fino ai mobile workers che usufruiscono di ogni tipo di device tecnologico, e poi mail, messaggistica istantanea, telefonate, videochiamate, i tanti applicativi dell’Intelligenza artificiale.
Il termine Technostress non è affatto nuovo (Craig, 1984; Rosen e Weil, 1997) eppure alcune aziende fanno ancora fatica a riconoscere gli effetti diretti o indiretti della tecnologia sui pensieri, comportamenti, disagi fisici e/o psicologici.
Uno studio del 2022, promosso dalla FLAEI e dalla Fondazione Enèrgeia, realizzato da un team
di ricercatori coordinati da EN3 Research, tra cui Psicologi di Osservatorio Salute e Sicurezza, indagò, con un sistema Speech to Text, il fenomeno del technostress, inserendosi nel dibattito della salute mentale sul posto di lavoro (rapporto Healthy Workplaces) e dimostrò che i lavoratori, pur ritenendo la tecnologia certamente molto utile, rilevavano criticità in relazione alla complessità degli applicativi utilizzati.
Essendo la tecnologia in continuo aggiornamento si evidenziava, ad es., la carenza di corsi di formazione, la difficoltà che il datore di lavoro incontra nell’attivare meccanismi di
feedback, determinando nei lavoratori un grande senso di frustrazione sul lavoro, sovraccarico cognitivo, conflitto tra ambiti e competenze personali e professionali, assenza di confini tra vita lavorativa e privata, pervasività dei dispositivi tecnologici, difficoltà di concentrazione, nervosismo, irrequietezza, ansia e senso di eccessivo affaticamento, tutti disturbi che una letteratura consolidata correla da anni in modo chiaro al technostress.
Se da un lato, infatti, la tecnologia offre al lavoratore una maggiore flessibilità nell’organizzazione dei tempi lavorativi, dall’altro può rendere evanescente il perimetro di azione tra tempi di vita e tempi di lavoro.
In tale contesto ipertecnologico il documento Inail, si poggia, quindi, su un piano concreto di realtà.
Di contro, il manuale Inail del 2025 risulta contestualizzato prevalentemente al lavoro da remoto, cioè con un sistema di calcolo indipendente, giacché per la valutazione del rischio SLC esiste il testo Inail del 2017. Questo aspetto del remoto, ci chiediamo, potrebbe essere riduttivo e generare interpretazioni meno chiare nella relazione che confluisce nel DVR?
Va detto che le misure integrative proposte nella valutazione preliminare Inail prevedono la lista di controllo consueta (eventi sentinella, aree contesto di lavoro e contenuto di lavoro) con l’aggiunta di 7 indicatori sì/no: Idonea dotazione tecnologica per lo svolgimento del lavoro da remoto, Formazione e aggiornamento sulla strumentazione tecnologica, Formazione e informazione connesse al lavoro da remoto, Coordinamento e verifica delle attività da remoto tra i lavoratori e il responsabile, Individuazione delle attività compatibili con il lavoro da remoto, Procedure per tutelare il diritto alla disconnessione, Informativa sulla salute e sicurezza relativa al lavoro da remoto. Soltanto nella fase successiva un questionario, proposto in focus group, avrà domande ulteriori sul carico di lavoro correlato alla tecnologia, invasione, complessità, accettabilità strumenti, criticità del lavoro da remoto.
Riteniamo che, a nostro avviso, potrebbe essere più efficace affiancare le indicazioni Inail e adottare un modello integrato per la valutazione di tutti gli indicatori di rischi stress correlati, includendo la ricognizione dell’impatto tecnologico sui diversi gruppi omogenei che utilizzino vdt e device, evitando di sottovalutare gli effetti del Technostress.
Inoltre, nell’ottica di evidenziare la centralità di un adattamento umano integrato e in linea con gli aggiornamenti del Testo Unico (Decreto-legge n. 159/2025, per l’obbligo della programmazione di misure di prevenzione di condotte violente o moleste nei confronti dei lavoratori) ipotizziamo che si debbano usare strumenti che incrocino più variabili, valutino il rischio psicosociale per la salute organizzativa (lavoro correlato), il rischio technostress (impatto tecnologico correlato) e il rischio violenze psicologiche (harassement, violenze e molestie correlate).
In tale ottica Cmb consulting, insieme ai suoi Partner, propone da tempo progetti avanzati di studio, ricerca e valutazione di tutti i rischi, per restituire al Datore di Lavoro una documentazione seria, affidabile, attendibile ed esaustiva.
FONTI – STUDI
EN3 Research, FLAEI CISL, Technostress sui luoghi di lavoro, Studio Esplorativo, 2022
A CURA DELL’ORDINE DEGLI PSICOLOGI DEL LAZIO
Rischi psicosociali nei luoghi di lavoro: quali obiettivi per le organizzazioni e quali prospettive d’intervento per la psicologia del lavoro, 2022
INAIL, La metodologia per la valutazione e gestione del rischio stress lavoro-correlato . Modulo contestualizzato al lavoro da remoto e all’innovazione tecnologica, 2025




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